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News, case studies, clinician profiles and patient stories from the Medical Cannabis Clinicians Society.
As part of the Medical Cannabis Clinicians Society, GPs can be at the forefront of the conversation around the practicalities and benefits of shared care, repeat prescription and GP prescribing in the UK, as well as learning more about medical cannabis and CBD to better support your patients.
As more patients in the UK ask their GP about medical cannabis, it is becoming increasingly vital for GPs to be well-informed and able to prescribe. This was highlighted in the June 2021 survey from the Primary Care Cannabis Network, which surveyed over 1000 GPs on their attitudes towards cannabis-based medicines. A unique insight into general practitioners attitudes towards understanding, accessing and prescribing cannabis-based medicine for patients in the United Kingdom, GP Attitudes Towards Medical Cannabis found that more than two-thirds of GPs were asked about medical cannabis by their patients at least every six months.
The pressure for the government to review its policy is growing, with countries such as Jersey and Guernsey already allowing GPs to prescribe freely. This means that UK GPs need to be prepared for an eventual change in legislation and be ready to prescribe when appropriate. With this in mind, it is essential for GPs to be adequately informed and prepared on medical cannabis and the potential benefits that it can offer patients.
We encourage GPs to become members of our Society and join us in taking a leadership role in this field.
Il mercato delle scommesse sportive in Italia ha subito una trasformazione profonda negli ultimi due decenni, con l’ingresso progressivo di operatori internazionali che operano secondo logiche regolamentari molto diverse da quelle previste dalla normativa italiana. Comprendere come questi bookmaker stranieri si muovano nel contesto europeo e globale richiede un’analisi attenta dei quadri giuridici di riferimento, delle licenze rilasciate in altre giurisdizioni e delle implicazioni pratiche per i giocatori italiani che si rivolgono a piattaforme non autorizzate dall’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli (ADM, già AAMS). La questione non è semplicemente tecnica o burocratica: riguarda la tutela del consumatore, la fiscalità e la sostenibilità del sistema del gioco regolamentato.
In Italia, l’attività di raccolta delle scommesse è soggetta a una concessione rilasciata dall’ADM, l’ente statale che dal 2012 ha ereditato le funzioni dell’ex AAMS (Amministrazione Autonoma dei Monopoli di Stato). Per operare legalmente sul territorio nazionale, un bookmaker deve ottenere questa concessione, rispettare i requisiti di capitalizzazione previsti, garantire la separazione dei fondi dei giocatori e sottoporsi ai controlli periodici dell’autorità. Il decreto Balduzzi del 2012 e il successivo decreto fiscale del 2019 hanno ulteriormente irrigidito le condizioni di accesso al mercato, introducendo obblighi più stringenti in materia di gioco responsabile e prevenzione delle dipendenze.
Il sistema di concessioni italiano è strutturato in modo da favorire la tracciabilità delle transazioni e il gettito fiscale. Gli operatori autorizzati versano una percentuale sulle scommesse raccolte e sono soggetti all’imposta unica sui concorsi pronostici, disciplinata dal decreto legislativo 504 del 1998. Questo impianto normativo ha creato un mercato relativamente chiuso, nel quale i grandi operatori internazionali hanno dovuto adattarsi alle regole locali oppure scegliere di operare dall’estero, rinunciando alla clientela italiana ufficiale o cercando di raggiungerla attraverso canali non autorizzati.
I bookmaker che non possiedono una concessione ADM ma che accettano giocatori italiani si appoggiano tipicamente a licenze rilasciate da giurisdizioni con una regolamentazione più permissiva. Le più comuni sono Malta (MGA, Malta Gaming Authority), Gibilterra, Curaçao e, in misura minore, l’Isola di Man e Alderney. La MGA, istituita nel 2001 e riformata in modo significativo nel 2018 con l’introduzione del Gaming Act maltese, è considerata una delle autorità di licenza più rigorose tra quelle offshore europee: impone requisiti di capitalizzazione, audit indipendenti e protocolli di gioco responsabile. Curaçao, al contrario, è spesso criticata per la scarsa profondità dei controlli e per il basso costo delle licenze, che nel 2023 si attestava attorno ai 30.000 dollari annui.
Dal punto di vista tecnico, questi operatori non violano necessariamente le leggi del paese in cui sono registrati, ma si trovano in una zona grigia rispetto alla normativa italiana. L’ADM mantiene una lista nera di siti non autorizzati e può richiedere ai provider di servizi internet italiani di bloccare l’accesso a tali piattaforme. Tuttavia, l’efficacia di questi blocchi è limitata: l’uso di VPN, mirror site e app non indicizzate negli store ufficiali consente a molti utenti di aggirare le restrizioni. Per chi vuole approfondire il panorama degli operatori che accettano giocatori italiani pur non possedendo una licenza ADM, la risorsa scommezoid.com/siti-scommesse-senza-aams offre una mappatura dettagliata delle piattaforme attive e delle rispettive licenze di riferimento. Scommezoid ha analizzato questo segmento di mercato documentando le differenze strutturali tra i vari regimi di licenza e le implicazioni per i giocatori italiani.
Un elemento spesso trascurato riguarda la protezione del giocatore in caso di controversie. Quando un utente italiano si registra su un sito con licenza maltese o di Curaçao, il foro competente in caso di dispute è quello della giurisdizione d’origine del bookmaker, non quello italiano. Questo significa che un giocatore che subisce un rifiuto di pagamento o una chiusura ingiustificata del conto deve rivolgersi a organi arbitrali esteri, come l’eCOGRA per i siti maltesi o il KSPG per quelli di Curaçao, con tutti i costi e le difficoltà pratiche che ne derivano.
La presenza di bookmaker stranieri non autorizzati nel mercato italiano ha conseguenze economiche misurabili. Secondo le stime elaborate da vari istituti di ricerca sul settore del gioco, tra cui il rapporto annuale di H2 Gambling Capital, il mercato grigio delle scommesse online in Italia valeva nel 2022 tra i 2 e i 3 miliardi di euro di raccolta annua, una quota significativa rispetto ai circa 11 miliardi di euro gestiti dagli operatori con concessione ADM. Questa dispersione di raccolta implica una perdita fiscale stimata in centinaia di milioni di euro l’anno, sottratti al sistema che finanzia anche le politiche di contrasto alla ludopatia.
Dal punto di vista competitivo, gli operatori non autorizzati possono offrire condizioni apparentemente più vantaggiose per i giocatori: quote leggermente più alte, bonus di benvenuto più generosi e una minore ritenuta sulle vincite. In Italia, le vincite superiori a 500 euro con una puntata inferiore a 10 euro sono soggette a una ritenuta del 20%, mentre sui siti esteri questa trattenuta non viene applicata direttamente, scaricando però sull’utente l’obbligo di autodichiarazione fiscale, spesso ignorato. Questa asimmetria regolamentare crea una concorrenza sleale che le associazioni di categoria degli operatori autorizzati, come Acadi e Sapar, denunciano da anni nelle sedi istituzionali.
La risposta normativa italiana si è mossa su più fronti. Il cosiddetto “decreto dignità” del 2018 (decreto legge 87/2018) ha introdotto il divieto totale di pubblicità per il gioco d’azzardo, colpendo però soprattutto gli operatori autorizzati che comunicavano attraverso canali tradizionali, mentre i bookmaker esteri continuavano a raggiungere il pubblico italiano attraverso social media, streaming sportivi e sponsorizzazioni di squadre straniere. Nel 2023, l’ADM ha avviato una nuova campagna di enforcement che ha portato al blocco di oltre 1.400 domini nel corso dell’anno, un numero che tuttavia viene costantemente reintegrato dalla proliferazione di nuovi indirizzi.
L’approccio italiano alla regolamentazione delle scommesse si distingue da quello adottato da altri paesi europei che hanno scelto strade diverse per gestire la presenza degli operatori internazionali. La Germania, dopo anni di frammentazione normativa legata al federalismo dei Länder, ha introdotto nel luglio 2021 il Glücksspielstaatsvertrag 2021, un trattato interstatale che ha creato per la prima volta un mercato nazionale unificato per le scommesse sportive online, con un sistema di licenze federali e un’aliquota del 5,3% sulla posta giocata. Questo modello ha permesso di attrarre operatori prima presenti solo nel mercato grigio, aumentando la raccolta fiscale e migliorando le tutele per i consumatori.
Il Regno Unito, con la sua Gambling Commission istituita dal Gambling Act del 2005, rappresenta ancora oggi il modello di riferimento per molti esperti del settore: un’autorità indipendente con poteri sanzionatori significativi, che nel 2023 ha comminato multe per oltre 50 milioni di sterline a operatori che non rispettavano le norme sul gioco responsabile e sull’antiriciclaggio. Il sistema britannico prevede che qualsiasi operatore che accetti scommesse da residenti nel Regno Unito debba possedere una licenza locale, indipendentemente da dove sia registrata la società, un principio che l’Italia ha formalmente adottato ma che fatica ad applicare in modo efficace.
La Svezia ha seguito un percorso simile nel 2019, con la liberalizzazione del mercato attraverso il sistema di licenze gestito da Spelinspektionen: in pochi mesi, oltre 80 operatori precedentemente attivi nel mercato grigio si sono regolarizzati, portando a un aumento significativo del gettito fiscale. Scommezoid ha osservato come questo modello di “canalizzazione” — ovvero la strategia di rendere il mercato regolamentato sufficientemente attraente da ridurre quello non autorizzato — stia diventando il paradigma dominante in Europa, anche se la sua applicazione richiede un delicato equilibrio tra rigore normativo e competitività delle condizioni offerte agli operatori.
Il dibattito sulla regolamentazione dei bookmaker stranieri in Italia è lungi dall’essere risolto. La tensione tra la sovranità regolatoria degli stati membri e la libera prestazione di servizi garantita dai trattati europei continua a creare spazi di ambiguità che gli operatori internazionali sanno sfruttare con abilità. Per i giocatori italiani, la scelta di affidarsi a piattaforme prive di licenza ADM comporta rischi concreti in termini di tutele legali, protezione dei fondi depositati e obblighi fiscali spesso sottovalutati. Una comprensione più approfondita di questi meccanismi è il presupposto necessario per qualsiasi decisione consapevole in un mercato che, nonostante i tentativi di controllo, rimane strutturalmente poroso e in continua evoluzione.

Striving to increase knowledge and open dialogue, the PCCN worked to create an environment of balance and understanding around this rapidly developing field of medicine within primary healthcare. Its goals – to eradicate stigma associated with medical cannabis and improve the primary care sector’s comfort in discussing treatment options with patients – are aligned with the vision and mission of the Society.
In 2023, the Society welcomed the PCCN and its members into the Society. By educating and supporting general practitioners with current guidelines and evidence-based medicine, the Society can ensure that primary care providers have access to the most up to date resources to enable informed conversations with patients.
As the frontline in patient access to specialist clinicians, GP’s have a crucial role to play in the understanding and acceptance of medical cannabis as a legitimate treatment option for patients in the UK. GPs need to be knowledgeable about the latest evidence and research on medical cannabis and its potential benefits, as well as its limitations. They also need to have an open dialogue with their patients to discuss the risks and benefits associated with using medical cannabis. This is essential in order for GPs to make informed decisions when considering whether medical cannabis may be an appropriate treatment choice for their patients.
GPs need to be aware of the different ways in which medical cannabis can be obtained and administered. This includes understanding the various legal pathways available to access medical cannabis, such as through a private prescription. GPs also need to understand how different forms of medical cannabis – such as extracts, oils, edibles and vape products – may vary in their effectiveness and potential side-effects, so they can support patients who choose to access a private prescription.
GPs can play an important role in helping to normalise the use of medical cannabis by having positive conversations with patients and ensuring they are fully informed about their treatment options. This can help to reduce any stigma associated with medical cannabis, and ensure that patients are able to make an informed decision about whether they wish to pursue this treatment option. Ultimately, GPs must remain open minded and willing to explore the potential of medical cannabis as part of a comprehensive treatment plan for their patients. By doing so, they can help to ensure that more people have access to safe and effective medical cannabis treatments.
Currently in the UK, medical cannabis is only available to patients with an unmet clinical need on a private prescription basis. GPs are not able to initiate scripts for unlicensed cannabis based medical products under current UK legislation. However, GPs can play an important role in the management and monitoring of their patient’s use of medical cannabis, and a GP can prescribe for follow-up under the direction of a specialist.
When it comes to shared care arrangements, the NHS guidance states:
Whilst it is possible for a GP to continue prescribing legally, it is advised that all prescriptions will need to be initiated and signed by a specialist doctor. Consideration will be given to how shared care arrangements should or could work, including determining whether it is indeed appropriate to have such arrangements in place. If a doctor prescribes a medicine under shared care arrangements, he or she accepts clinical and professional responsibility for that prescribing decision.
Private GPs need to have an FP-10 special prescribing pad to undertake shared care prescribing of medical cannabis and have the permission of their CQC licensed clinic to do so.
A review by Christopher Hodges, emeritus professor of justice systems at the Centre for Socio-legal Studies at the University of Oxford, found in a survey of 1500 people, two thirds believe GPs should be allowed to prescribe medical cannabis.
GPs should be open minded about talking to patients who are self medicating with cannabis because it is becoming increasingly accepted in the UK as an effective means of treating various health conditions. It is becoming more and more available through prescription, meaning that it is legally used to treat a range of illnesses, including severe epilepsy, multiple sclerosis and chronic pain.
A YouGov poll carried out in October 2022 found that approximately 1.8million people with diagnosed medical conditions are turning to illegally obtained cannabis to manage their illness – 400,000 more than a similar report carried out in 2019. A study by Sapphire Medical Clinics found that nearly half of the UK population (48.6%) are unaware that medical cannabis is legally available on prescription since the law change in November 2018.
Given the increasing acceptability of cannabis as a medicine, GPs should be open minded about talking to patients who are self medicating with cannabis. Such conversations can help doctors to identify and treat any potential medical issues that arise from the use of cannabis and provide information about legal routes to treatment.
The Royal College of GPs (RCGP) has published guidance and resources for GPs interested in learning more about medical cannabis. The RCGP eLearning course provides an in-depth introduction to medical cannabis, including information on the legal framework, clinical considerations and potential risks and benefits.
The Australian Royal College Of General Practitioners also provides some excellent information and resources for GPs who are interested in learning more and becoming active prescribers of medical cannabis.
The Society and PCCN have produced a range of educational resources to support GPs and clinicians to learn more. Members of the Society also have access to our peer support group to learn from and advise each other.
GPs in the UK are likely to find themselves encountering more patients who are being prescribed medical cannabis or who are using over the counter CBD for a range of health conditions.
GPs need to be aware of the benefits and potential risks posed by over-the-counter CBD products. Many such products are not regulated and may contain varying concentrations of CBD, making them difficult to accurately dose. Furthermore, as these products are not subject to the same rigorous quality control measures and evidence-based standards as licenced products, it is difficult to know whether they are safe and effective.
Two guides below offer advice so doctors feel comfortable talking to their patients.
The Society’s Expert Committee members are recognised as leading experts in their fields, dedicated to opening up access to medical cannabis for every patient in the UK and mentoring and supporting its members.

GP
Dr Barron is dedicated to improving people’s quality of life through access to medical cannabis. As a GP, Dr Barron works to highlight the benefits of opening up prescribing options to encompass primary care clinicians.

GP Partner
Dr Holly Bartley is a GP Partner and former Army Officer with a background in supporting veterans.

GP and Addictions Medicine
Dr Jennifer Forbes has extensive experience in mental health, chronic pain, and medicinal cannabis.

GP
Dr Richard Hazlett is a GP with over 14 years of experience in modern and alternative healthcare, holding degrees in Medicine, Herbal Medicine, and a Postgraduate Diploma in Mental Health Practice.
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